Tutto
ricominciò dalla tragica scomparsa di Cliff Burton, indimenticato
bassista dei Metallica. Sembrava finita proprio sul più bello
l'avventura della più importante thrash metal band in circolazione.
Eppure con un colpo di coda, rimpiazzando Cliff con Jason Newsted
e pubblicando un album dal nome altisonante come"...And Justice
for all", a ben due anni di distanza dall'acclamato "Master
of Puppets", i Metallica hanno dato l'ennesima prova di forza.
La band sorprende ancora una volta apportando svariate modifiche sostanziali,
in primis dal pusto di vista del (discusso) sound; è evidente
fin dalle
primissime battute di "Blackened" la quasi assenza del basso
del nuovo arrivato Newsted messo decisamente in secondo piano, mentre
il lavoro di Lars Ulrich
alla batteria domina la scena anche grazie ad un suono secco e deciso
con tanto di doppia cassa, cambi di tempo, accellerate improvvise,
per una prestazione impeccabile. C'è poi da restare strabiliati
al cospetto della accuratezza e complessità dei riff di Hetfield
a sostenere gli assoli del solito insuperabile Hammet, mentre la voce
decisa e rabbiosa dello stesso Hetfield perfettamente si amalgama
alla potenza dell'album, vero e proprio strumento fondamentale per
la riuscita dell'opera.
Certo l'immediatezza non è il piatto forte del lavoro e brani
che sfiorano i dieci minuti di durata come la complessa title-track
o la strumentale "To live is to Die" esigono più
ascolti prima di esser ben assimilati, mentre un tocco di melodia
in più si intravede nel singolo "One", brano antimilitarista,
autentico crescendo ai limiti del progressive, per il quale la band
produrrà il primo video-clip della loro carriera.
Un album certo pretenzioso che ci presenta una band più tecnica
e meno diretta, a tratti troppo leziosa e prolissa, forse meno "thrash
metal" rispetto al recente passato, ma è proprio il caso
di dire che il fine giustifica i mezzi.
Voto: 9
