IRON MAIDEN
Somewhere in Time (1986)

Line-up, da sin:
Nicko McBrian (drums),
Bruce Dickinson
(vocals),
Dave Murray
(guitar),
Steve Harris (bass),
Adrian Smith
(guitar).

Al top del successo con cinque album capolavoro alle spalle gli Iron Maiden cambiano pelle. Con un occhio rivolto al futuro, a partire dalla copertina che raffigura un Eddie versione Blade Runner, Harris e soci esplorano nuovi lidi inserendo nei brani i tanto chiacchierati sintetizzatori, componente che all'epoca diede quel tocco di modernità che ai fan più puristi non andò del tutto a genio, per poi rivalutare l'opera nel tempo, il tutto supportato dalla produzione perfetta e limpida di Martin Birch. Steve Harris ed un ispiratissimo Adrian Smith primeggiano in fase compositiva. Certo la spontaneità e l'aggressività degli esordi sono solo un ricordo sbiadito, ma siamo al cospetto di una band che è ulteriormente maturata e nella fattispecie concentrata più che mai sull'aspetto tecnico ed esecutivo senza però mai tradire lo stile Iron Maiden. Il desiderio di evolversi sfocia in brani come la serratissima "Caught Somewhere In Time", ricca di avvenenti riff, sostenuti dal ritmo martellante di un sempre più in palla Nicko McBrain e assoli di chitarra doppiati a volontà, con un Dickinson indirizzato verso un cantato più pulito del solito e sempre a suo agio anche nelle tonalità più elevate, anche se nell'arco di tutto l'album non v'è più traccia delle sue celeberrime urla spaccatimpani; la più orecchiabile e melodica "Wasted Years", il cui riconoscibile riff introduttivo di Smith contribuirà a fare del brano un classico, ci riporta indietro nel tempo e narra delle fatiche dello "World Slavery Tour" intrapreso dalla band nel 1984; "Sea Of Madness" alterna magistralmente parti heavy e altre più melodiche senza perdere mai di intensità; l'orecchiabile e coinvolgente ritornello della pungente "Heaven Can Wait" così come il coro epico a metà brano sembrano fatte apposta per esser suonate dal vivo; "The Loneliness Of The Long Distance Runner" è un pezzo articolato di non facile assimilazione ma perfettamente in linea con il nuovo approccio e sound sperimentale della band; nella più immediata "Stranger In A Strange Land" Adrian Smith colpisce ancora nel segno con uno dei suoi pezzi più riusciti con tanto di assolo a dir poco estasiante; "Deja-vu" è un buon pezzo ma in questo contesto non regge il confronto; la macchina del tempo ci riporta infine indietro di un paio di milleni ed ecco "Alexander The Great" dedicata ad Alessandro di Macedonia (336-323 AC) di cui si narra sia l'unico generale a non aver mai perso una battaglia, brano che da sfogo a sorprendenti soluzioni progressive e melodie epiche.
"Somewhere in Time", fatevi condurre per mano dagli Iron Maiden in questo avvincente viaggio nel tempo.

Voto: 9

Tracklist:
Caught Somewhere In Time
Wasted Years
(video)
Sea Of Madness
Heaven Can Wait
The Loneliness Of The Long Distance Runner
Stranger In A Strange Land
(sample)
Deja-Vu
Alexander The Great