La leggendaria chitarra del virtuoso Yngwie J. Malmsteen ha dominato incontrastata negli anni 80 ed ha aperto nuove strade nel genere metal fino ad allora ancora inesplorate, per poi essere più volte imitato e clonato dalle nuove leve di giovani chitarristi. Estimatore di mostri sacri della "sei corde" del calibro di Ritchie Blackmore e Jimi_Hendrix oltre che appassionato di musica classica, esordì nei primissimi anni 80 con una band chimata "Steeler" per poi entrare negli "Alcatrazz", ma è dal fatidico anno 1984 che riuscì da solista accompagnato dai suoi "Rising Force" a conciliare definitivamente il metal e la melodia sinfonica, questi due mondi all' apparenza così distanti ed incompatibili, perfezionando così quel processo già intrapreso da Blackmore con i Deep Purple ed i Rainbow nei primi anni 70. Ad Yngwie il merito di aver inciso album come "Rising Force" (1984), "Marching Out" (1985), "Trilogy" (1986) ed "Odissey" (1988) che sono ancor oggi considerati l' "ABC" del metal sinfonico.

Yngwie J. Malmsteen è senza dubbio un personaggio schivo, ambizioso, a detta di molti dal carattere difficile ed autoritario (i continui cambiamenti di line-up della sua band ne sono la testimonianza), che oltre all' incredibile ed indiscutibile tecnica, ha avuto il coraggio e la forza di andare avanti con coerenza contro tutte le mode, incurante delle critiche spesso ricevute, reo di non essere mai cambiato negli anni. Nell'arco della sua lunga carriera Yngwie ha superato ostacoli di ogni tipo e non solo di carattere artistico, un paio di gravi incidenti automobilistici, la prematura perdita del fratello nel 1993, per non parlare delle turbolente relazioni personali con le sue (ex) mogli, ma Yngwie è sempre risorto. Negli anni novanta ha continuato a incidere interessanti lavori tra cui spiccano i più melodici e sfortunati "Eclipse" (1990) e "Fire and Ice" (1992) mentre, dopo l'ennesimo stravolgimento di line-up e casa discografica, l'album "The Seventh Sign" (1994) lo ha rilanciato anche da un punto di vista commerciale fino all'ottimo "Facing the Animal" (1997) dove viene affiancato dal leggendario batterista Cozy Powell scomparso in un incidente con la sua moto poco dopo le registrazioni. Appena l'anno seguente Yngwie realizza uno dei suoi sogni, ovvero registrare con la sua Fender pezzi di musica classica accompagnato da una vera e propria orchesta, nella fattispecie la New Japan Philharmonic e il "Concerto Suite for Electric Guitar and Orchestra" (1998) è la testimonianza di questo evento.

A cavallo tra i due millenni Yngwie torna alle amate sonorità metal-sinfoniche a partire da "Alchemy" (1999) dove ritroviamo
il vocalist di "Trilogy" Mark Boals, seguito però dal deludente"War To End All Wars" (2000). Nell' inconsistente album "Attack!!" (2002) esordiscono in line-up l'ex-Rainbow Doogie White alla voce e Derek Sherinian alle tastiere. Dopo la breve parentesi nel "G3" al fianco di Steve Vai e Joe Satriani, Yngwie pubblica il discreto "Unleash The Fury" (2005). Insomma sembra oramai dilungarsi questo periodo di stanca per Malmsteen che cercherà di risollevarsi ingaggiando niente meno che l'ex-ugola di Iced Earth e Judas Priest Tim Owens, ma il risultato in studio non sarà dei migliori, "Perpetual Flame" (2008) è l'emblema di questo periodo artisticamente non prolifico per Yngwie e neanche il gradevole album "Angels of Love", uscito appena 5 mesi dopo, apporterà nulla di nuovo trattandosi di vecchie ballate rielaborate in versione acustico-strumentale.



discografia
Rising Force (1984)
Marching Out (1985)
Trilogy (1986)
Odyssey (1988)
Trial by Fire/Live in Leningrad (1989)
Eclipse (1990)
Fire & Ice (1992)
The Seventh Sign (1994)
Magnum Opus (1995)
Inspiration (covers-1996)
Concerto Suite (1998)
Live!! (1998)
Alchemy (1999)
The Best of 1990-1999 (2000)
Attack!! (2002)
Perpetual Flame (2008)
Angels Of Love (2009)


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